Baudolino
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Natura Umana e Potere

Baudolino

di Umberto Eco (2000) • 3 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Baudolino nasce nella campagna del basso Piemonte, nei luoghi in cui alcuni anni dopo sorgerà Alessandria. È un ragazzo povero, curioso e dotato di una capacità particolare: sa inventare storie alle quali gli altri finiscono per credere. L’incontro con Federico Barbarossa cambia il corso della sua vita. L’imperatore lo prende con sé e Baudolino diventa testimone, e talvolta artefice, di alcuni dei grandi avvenimenti del Medioevo: lo scontro tra l’Impero e i comuni italiani, la battaglia di Legnano e la Terza crociata. Le sue invenzioni, però, non rimangono semplici menzogne. Entrano nella realtà, influenzano le decisioni degli uomini e finiscono per produrre storia. Tra queste c’è la lettera del Prete Gianni, il leggendario sovrano cristiano che si credeva vivesse in un regno meraviglioso nel lontano Oriente. Quando Baudolino parte alla ricerca di quel luogo, il romanzo abbandona progressivamente i confini della ricostruzione storica e si trasforma in un viaggio fantastico tra popoli immaginari, creature mostruose, utopie, amori e verità impossibili da separare completamente dalle invenzioni. Eco definì il libro un’«apologia dell’utopia», dedicata alle storie capaci di mettere in movimento il mondo.

Perché è importante per me

Di Baudolino mi interessa soprattutto il rapporto tra ciò che accade e il modo in cui viene raccontato.

Baudolino mente, inventa, esagera. Eppure le sue storie non restano fuori dalla realtà: la modificano. Le persone prendono decisioni, partono, combattono e costruiscono la propria idea del mondo anche sulla base di ciò che lui ha saputo far loro immaginare.

È una provocazione molto più attuale di quanto possa sembrare.

Siamo abituati a pensare che prima vengano i fatti e poi il racconto. Eco mostra che spesso accade anche il contrario: una narrazione condivisa può creare appartenenza, orientare un’impresa, alimentare una paura o rendere possibile qualcosa che, fino a quel momento, non esisteva.

Questo non significa che tutte le storie siano vere.

Significa riconoscere che le storie producono conseguenze.

Ed è proprio per questo che chi racconta porta con sé una responsabilità.

Una riflessione

Le storie non si limitano a descrivere il mondo. A volte convincono gli uomini a costruirne uno che prima non esisteva.

Baudolino è un bugiardo, ma non è soltanto un impostore.

È un uomo che ha compreso, forse prima degli altri, che le persone hanno bisogno di credere in qualcosa che dia una direzione alla strada. Un regno lontano, una città da difendere, una causa, una promessa.

Il problema non è soltanto stabilire se una storia sia vera o falsa.

La domanda più importante è un’altra: che cosa chiede alle persone di diventare?

Ci sono narrazioni che liberano energie, generano fiducia e rendono possibile un progetto comune. Altre deformano la realtà, alimentano il potere e trasformano il desiderio in obbedienza.

Le parole non sono mai innocenti quando qualcuno decide di seguirle.

Il passaggio che resta

Il romanzo mette continuamente in discussione il confine tra memoria, invenzione e verità.

Baudolino racconta la propria vita, ma non offre mai la certezza che le cose siano accadute esattamente come le ricorda. E forse è questo il punto: anche quando siamo sinceri, raccontiamo il passato scegliendo ciò che conservare, ciò che dimenticare e il significato da attribuire agli eventi.

Ogni autobiografia contiene una parte di costruzione.

Non necessariamente perché vogliamo ingannare gli altri, ma perché abbiamo bisogno di trovare un filo capace di tenere insieme ciò che abbiamo vissuto.

Eco sembra ricordarci che la verità di una storia non risiede soltanto nell’esattezza dei dettagli.

Può trovarsi anche nella domanda che continua a lasciarci dopo l’ultima pagina.

"Le storie non cambiano il mondo perché sono sempre vere. Lo cambiano quando qualcuno decide di crederci."