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Il nuovo romanzo di Manolo Quaglia

UNA VITA MIGLIORE,
UNA GABBIA PIÙ STRETTA.

“Una vita migliore, una gabbia più stretta” è un romanzo sull’ambizione, sulle radici e sulle paure che impariamo a chiamare sicurezza.

Tra l’Agro Pontino e la Borgogna, i protagonisti cercano una vita diversa senza accorgersi che, a volte, ciò da cui vorremmo fuggire continua a viaggiare insieme a noi.

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Copertina del romanzo

Il Peso dell'Assenza

A quarant'anni Marco ha una vita che sembra a posto: riunioni puntuali, decisioni prudenti, mai un imprevisto fuori controllo. Ma quella perfezione nasconde un vuoto preciso — la notte di vent'anni fa in cui ha perso Max, il suo migliore amico. Non è che abbia smesso di soffrire. È che ha smesso di rischiare. E chiamare prudenza la propria paura, per vent'anni, lo ha rinchiuso in una gabbia che nessuno, guardandolo, riesce a vedere.

Il Richiamo delle Radici

Un libro antico, rilegato in cuoio. Un incontro notturno che nessuno saprebbe spiegare. Bastano loro a rompere l'anestesia che Marco si è costruito addosso per vent'anni. Quando l'agenzia gli affida il rilancio del Domaine de la Vérité, una cantina secolare in Borgogna, non ritrova solo un lavoro da salvare: ritrova Chiara. E dietro quelle bottiglie, un segreto custodito dai monaci cistercensi da secoli — che qualcuno, oggi, vuole cancellare per profitto.

La Scelta
di Custodire

Messo alle strette da un investitore che guarda solo ai numeri, e dallo specchio dei suoi vecchi fallimenti, Marco capisce una cosa semplice: non si scappa per sempre. Non serve un altrove ideale. Serve il coraggio di tornare — sulla terra bagnata dell'Agro Pontino, tra Latina e Cori — e piantare di nuovo, con le mani in terra, qualcosa che valga la pena veder crescere.

"Ogni giorno scegli cosa costruire:
una vita migliore o una gabbia più stretta."

Non è soltanto una storia di partenze e ritorni. È il racconto di persone che cercano il proprio posto nel mondo, divise tra ciò che desiderano diventare e ciò che temono di perdere.

Una storia di ambizione, appartenenza e libertà, nella quale il confine tra proteggere ciò che amiamo e trattenerlo per paura diventa sempre più sottile.

La pioggia dell’Agro Pontino, il silenzio dei paesi, il fango delle vigne della Borgogna e le distanze che si creano anche tra persone sedute nella stessa stanza.

I luoghi non fanno soltanto da sfondo alla storia. Conservano ricordi, alimentano desideri e ricordano ai personaggi quanto sia difficile allontanarsi davvero dalle proprie radici.

Frammenti dal romanzo

Radici
«Non puoi scappare per sempre. I luoghi in cui sei cresciuto non ti lasciano andare: ti seguono, ti aspettano, e alla fine ti chiedono il conto.»
Ambizione
«L'ambizione è una fame strana. Più la nutri, più ti svuota. E quando finalmente arrivi in cima, ti accorgi che il panorama è fatto solo di tutto quello che hai lasciato indietro.»
Appartenenza
«Credeva di appartenere a quella stanza, a quei tavoli lucidi, a quel silenzio costoso. Ma l'appartenenza non si compra. L'appartenenza è il posto in cui qualcuno, se manchi, viene a cercarti.»
Libertà e Sicurezza
«Chiamiamo sicurezza le nostre paure più vecchie. E le proteggiamo con così tanta cura che alla fine dimentichiamo com'era l'aria aperta fuori dalla gabbia.»
Ritratto di Manolo Quaglia

L'Autore

Manolo Quaglia scrive di ciò che conosce: dinamiche relazionali, viaggi di formazione per adulti, scelte etiche nel mondo aziendale e il legame profondo con il territorio. Questo romanzo è il risultato narrativo di un'osservazione silenziosa ma costante del mondo e delle persone.

Domande Frequenti

Quando esce il romanzo?
Non abbiamo ancora una data da annunciare — la cura editoriale ha bisogno del suo tempo. Se lasci la tua email nel modulo qui sopra, sarai tra i primi a saperlo, prima ancora dell'annuncio pubblico.
Uscirà anche in formato eBook e Audiolibro?
Il romanzo sarà disponibile fin dal primo giorno anche in formato Kindle/ePub. L'audiolibro è in valutazione per una fase successiva: se ti interessa, faccelo sapere lasciando la tua email.
È un romanzo drammatico o c'è anche una componente di suspense?
Entrambe le cose. Il cuore del libro è il percorso psicologico di Marco, ma intorno a quel percorso si muove un vero elemento di tensione: un segreto secolare custodito nel Domaine, e un investitore disposto a tutto pur di cancellarlo. Il dramma personale e il mistero si intrecciano fino alla fine.
Il romanzo affronta il tema della perdita?
Sì, in modo diretto. La morte dell'amico d'infanzia di Marco è il punto da cui parte tutta la storia. Non è un libro sul lutto in sé, ma sul modo in cui una perdita non elaborata può continuare a decidere per noi, vent'anni dopo.
È necessario intendersi di vino per leggerlo?
Assolutamente no. Il vino e il Domaine sono solo lo specchio in cui i personaggi riflettono le loro scelte morali. È un libro sulle persone, non sull'enologia.
Perché la Borgogna e non un'altra zona vinicola?
Perché è la zona vinicola per eccellenza, un territorio che ho visitato e studiato personalmente. Nel romanzo diventa più di uno sfondo: la cultura del terroir, la pazienza che chiede un vigneto, l'idea che la terra conservi memoria — elementi che dialogano con il tema centrale del libro, il rapporto tra radici e fuga.
Quanto c'è di autobiografico in Marco?
Qualcosa, ma non tutto. Marco nasce dall'osservazione di dinamiche che conosco bene — il mondo aziendale, le scelte fatte per prudenza più che per convinzione, il prezzo che si paga per sentirsi al sicuro. Non è la mia storia. È lo specchio di domande che mi sono posto anch'io.
È il seguito di una storia precedente?
No, è un romanzo autoconclusivo e indipendente. Un viaggio completo che inizia sotto la pioggia di Latina e si chiude nello stesso fango.
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