Non ho cercato progetti da aggiungere a un elenco. Ho scelto di entrare in quelli nei quali riconoscevo una responsabilità: verso le persone, il territorio o un’idea che ancora non aveva trovato la propria forma.
Alcuni oggi sono realtà operative. Altri stanno crescendo. Li racconto per ciò che sono, senza anticipare ciò che devono ancora diventare.
Dopo molti anni trascorsi nel settore della mobilità, nel 2019 ho scelto di lasciare il lavoro manageriale da dipendente e fondare City Rent insieme a mio fratello Fabio.
Fare impresa con un fratello non è stata soltanto una decisione professionale. Significava condividere il rischio con una persona della quale conoscevo la storia, i valori e il modo di assumersi le responsabilità. Sapere che avremmo affrontato insieme quel passaggio mi ha dato il coraggio di lasciare una strada conosciuta e iniziarne una nella quale ogni scelta avrebbe portato direttamente la nostra firma.
Oggi City Rent è un intermediario specializzato nel noleggio a lungo termine per privati e aziende. Il nostro lavoro non si esaurisce nella ricerca di un veicolo o nella formulazione di un’offerta. Significa ascoltare, spiegare con chiarezza, comprendere priorità e vincoli e continuare a esserci quando il contratto incontra la vita reale.
Perché dietro ogni pratica non ci sono soltanto numeri e condizioni. Ci sono persone che ci affidano una scelta importante.
La mobilità mi ha insegnato a leggere bisogni, rischi e responsabilità. L’attività assicurativa allarga lo stesso principio a ciò che le persone scelgono di proteggere.
Nel mio lavoro mi sono occupato per molti anni di mobilità, contratti e servizi. Con il tempo ho sentito naturale ampliare questa esperienza anche alla protezione assicurativa, un ambito nel quale la qualità della consulenza conta soprattutto prima che si verifichi un problema.
Opero come subagente assicurativo per Grassucci Srl, società che lavora in esclusiva con ITAS Assicurazioni.
Ho scelto di avvicinarmi a questa attività perché riconosco nella consulenza assicurativa una responsabilità molto simile a quella che considero centrale in altri ambiti del mio lavoro: comprendere prima la persona, la famiglia o l’impresa che abbiamo davanti e soltanto dopo individuare la soluzione più adatta.
Una polizza, letta soltanto come prodotto, è fatta di garanzie, massimali, franchigie, esclusioni e condizioni. Dietro quei termini, però, ci sono persone che stanno decidendo come proteggere la propria casa, il proprio lavoro, la famiglia, il patrimonio o la propria attività. Ed è lì che la consulenza assume valore.
Un aspetto che considero particolarmente interessante di ITAS è la sua natura mutualistica. In una mutua il rapporto con l’assicurato non nasce soltanto dalla vendita di una copertura. La logica è quella di una comunità di soci assicurati, costruita sul principio della mutualità e sulla protezione condivisa nel tempo.
È un modello che sento vicino al mio modo di intendere il lavoro. Mettere la persona prima della transazione. Costruire rapporti che non terminino con la firma di un contratto. Essere presenti quando quella scelta deve dimostrare concretamente il proprio valore. Perché una buona assicurazione non si misura nel momento in cui viene sottoscritta. Si misura quando serve.
Il mio obiettivo non è aggiungere semplicemente un prodotto assicurativo alle attività di cui già mi occupo. È ampliare la capacità di accompagnare persone e imprese in decisioni che riguardano protezione, rischio e futuro. Con lo stesso principio che cerco di applicare nel resto del mio lavoro: prima comprendere, poi proporre.
G>9 non è nato da un progetto già scritto. È nato dall’incontro con Andrea Bellamio, da conversazioni diventate sempre più profonde e da una domanda che continuava a tornare: perché, in un territorio ricco di competenze, è ancora così difficile fidarsi davvero gli uni degli altri?
Non sentivamo il bisogno di creare un altro luogo nel quale presentarsi, scambiarsi contatti e tornare a casa con qualche biglietto da visita in più. Cercavamo uno spazio nel quale imprenditori e professionisti potessero parlare senza dover trasformare subito ogni relazione in un’opportunità commerciale. Un luogo nel quale fosse possibile condividere esperienze, difficoltà e visioni, lasciando alle persone il tempo di conoscersi e alla fiducia quello di essere dimostrata.
Oggi G>9 è un’associazione e una comunità ancora in costruzione. La sua forza non si misurerà nel numero degli iscritti o degli eventi organizzati, ma nella qualità delle relazioni che sapremo generare e nella coerenza tra ciò che diciamo e il modo in cui scegliamo di esserci.
Perché una comunità non nasce quando viene annunciata. Comincia a esistere quando le persone mantengono una parola, condividono una responsabilità e continuano a esserci anche quando non c’è un vantaggio immediato.
In Agora continuo a contribuire come socio e membro del Board.
Credo che una società sportiva abbia una responsabilità che precede il risultato della domenica: offrire ai ragazzi un luogo nel quale imparare l’impegno, le regole, il rispetto e la capacità di rialzarsi dopo una sconfitta.
Prima di formare atleti, lo sport dovrebbe aiutare a far crescere persone consapevoli.
Conio è un progetto in sviluppo dedicato alla protezione e alla valorizzazione degli asset immateriali delle imprese.
Marchi, design, contenuti e identità non sono soltanto adempimenti da registrare. Sono parti concrete del valore aziendale e richiedono competenze legali, strategiche e commerciali capaci di dialogare tra loro.
Il progetto sta ancora definendo la propria struttura. L’obiettivo è aiutare le imprese a riconoscere, proteggere e valorizzare ciò che le rende uniche.
Sto lavorando con altri partner a un progetto dedicato alle microcar e alle nuove forme di mobilità urbana.
L’iniziativa nasce dall’esperienza maturata nel noleggio e dall’osservazione di bisogni concreti: famiglie, giovani, imprese e città cercano modalità più semplici e sostenibili per muoversi.
Il progetto è ancora in costruzione. Prima di raccontarne i risultati, vogliamo verificare il modello, i servizi e la capacità di generare un valore reale per le persone.
Non tutti i progetti producono servizi, organizzazioni o risultati misurabili.
Una vita migliore, una gabbia più stretta ha preso forma attraverso anni di scrittura, riscrittura e domande rimaste aperte. È un modo diverso di assumermi una responsabilità: dare una forma narrativa a ciò che il lavoro, i numeri e i ruoli non riuscivano a raccontare.
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