Il Codice da Vinci
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Natura Umana e Potere

Il Codice da Vinci

di Dan Brown (2003) • 2 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Tutto comincia al Louvre, dove il curatore Jacques Saunière viene trovato morto in circostanze misteriose. Sul suo corpo e intorno alla scena del crimine compaiono simboli, numeri e messaggi cifrati che sembrano comporre un ultimo, disperato indizio.

A essere coinvolto nell’indagine è Robert Langdon, professore di simbologia religiosa, affiancato dalla crittologa Sophie Neveu. Inizia così una corsa attraverso Parigi e Londra, tra opere di Leonardo da Vinci, società segrete, codici nascosti e documenti capaci di mettere in discussione una parte della storia occidentale.

Dan Brown costruisce un thriller fondato sull’intreccio tra arte, religione, potere e conoscenza. La tensione non nasce soltanto dalla ricerca di un colpevole, ma dalla possibilità che una verità custodita per secoli possa cambiare il modo in cui leggiamo ciò che credevamo di conoscere. Il romanzo è stato pubblicato nel 2003 e ha reso Robert Langdon uno dei personaggi più riconoscibili del thriller contemporaneo.

Perché è importante per me

Questo libro mi ha colpito soprattutto per una ragione: trasforma la conoscenza in movimento.

Un quadro, una parola, un simbolo o una disposizione geometrica non restano semplici dettagli. Diventano domande. E ogni domanda apre una strada che costringe i personaggi, e il lettore, a mettere in discussione la versione più comoda della realtà.

Non credo che il valore del romanzo risieda nella possibilità di considerare vere tutte le sue ricostruzioni. Sta piuttosto nella capacità di alimentare la curiosità e ricordarci che ogni sistema di potere, religioso, culturale o politico, costruisce anche una propria narrazione.

Leggendolo, torna una domanda che mi accompagna spesso: quanto di ciò che consideriamo verità deriva da una ricerca personale e quanto, invece, da una storia che abbiamo semplicemente ricevuto?

"La conoscenza diventa davvero pericolosa quando smette di essere una domanda e pretende di trasformarsi nell’unica risposta possibile.

Il romanzo racconta una lotta per la verità, ma mostra anche quanto la verità possa essere fragile quando viene usata per conquistare potere, difendere un’istituzione o distruggere ciò che non siamo disposti ad accettare.

Ci sono persone che cercano risposte per comprendere.

Altre le cercano per avere ragione.

La differenza non è nel numero di documenti, simboli o prove che possiedono. È nel modo in cui scelgono di usarli.

Forse il compito della conoscenza non è consegnarci certezze definitive, ma renderci meno disponibili ad accettare risposte troppo semplici."