La bugia dell’orchidea
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Natura Umana e Potere

La bugia dell’orchidea

di Donato Carrisi (2025) • 2 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
In un casale rosso isolato nella campagna vive una famiglia apparentemente perfetta: due genitori e tre figli.

Una mattina d’estate, quella famiglia non esiste più. Dopo una notte terribile rimane un solo sopravvissuto, che sembra essere anche l’unico possibile responsabile.

Gli indizi sono coerenti, ogni dettaglio sembra trovare il proprio posto e la verità appare evidente. Ma ciò che sembra la conclusione del caso rappresenta soltanto l’inizio della storia.

Carrisi costruisce il romanzo attorno alla possibilità che una versione dei fatti possa apparire indiscutibile non perché sia vera, ma perché è stata organizzata in modo da non lasciare spazio ad alternative.

Perché è importante per me

Mi interessa la domanda che il romanzo pone al lettore: quanto siamo davvero liberi nel modo in cui interpretiamo una storia?

Quando tutti gli elementi sembrano combaciare, smettiamo spesso di cercare. La coerenza ci rassicura e una spiegazione ordinata diventa più convincente di una realtà ancora incompleta.

È un meccanismo che non riguarda soltanto le indagini. Accade nel lavoro, nelle relazioni e nel giudizio sulle persone. Costruiamo una versione, selezioniamo ciò che la conferma e finiamo per scambiarla con la verità.

Il potere più difficile da riconoscere è forse proprio questo: non imporre una risposta, ma organizzare le domande in modo che una sola risposta sembri possibile.

"La bugia più efficace non è quella che nasconde ogni traccia della verità. È quella che dispone le tracce nel modo esatto in cui desideriamo trovarle."