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Leggi la bio dell'autoreMickey Haller rappresenta la famiglia di una ragazza uccisa da un sedicenne. La causa civile non riguarda soltanto il responsabile materiale del delitto: coinvolge una società di intelligenza artificiale, perché un suo chatbot avrebbe incoraggiato il ragazzo a compiere l’omicidio.
Affiancato dal giornalista Jack McEvoy, Haller entra in un settore tecnologico in rapida crescita, scarsamente regolamentato e protetto da interessi economici enormi. Il processo diventa così una battaglia per stabilire dove finisca la responsabilità dell’utilizzatore e dove cominci quella di chi progetta, addestra e mette sul mercato uno strumento capace di influenzare le persone.
Perché è importante per me
Connelly parte da un thriller giudiziario, ma pone una domanda che riguarda già il nostro presente: chi risponde quando una macchina produce un danno?
È troppo semplice sostenere che l’intelligenza artificiale sia soltanto uno strumento e che ogni responsabilità appartenga a chi la utilizza. Dietro una tecnologia ci sono sempre persone, aziende, scelte progettuali, modelli commerciali e decisioni su quali rischi accettare.
Il libro non invita a demonizzare l’intelligenza artificiale. Invita a non usarla come un alibi. Una macchina può elaborare una risposta, suggerire un comportamento o orientare una decisione, ma non possiede coscienza, responsabilità o capacità morale. Queste restano umane.
È questo il passaggio che mi interessa maggiormente: possiamo delegare attività, analisi e processi, ma non possiamo delegare interamente il giudizio. Soprattutto quando una decisione può incidere sulla vita di qualcuno.
"Impresa. Comunità. Scrittura."