Shining
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Ferite e Rinascita

Shining

di Stephen King (1981) • 2 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Jack Torrance accetta di lavorare come custode invernale dell’Overlook Hotel, un grande albergo isolato tra le montagne. Si trasferisce lì con la moglie Wendy e il figlio Danny, sperando che quei mesi lontano dal mondo gli permettano di scrivere, rimettere ordine nella propria vita e salvare una famiglia già ferita dalla sua rabbia e dall’alcol.

Danny, però, possiede una particolare sensibilità, lo shining, che gli permette di percepire presenze, immagini e tracce del passato. L’Overlook non è un luogo vuoto. La sua storia violenta continua ad abitare le stanze e sembra interessata proprio al bambino.

Mentre la neve rende impossibile ogni fuga, l’hotel comincia a usare le fragilità di Jack, trasformando l’isolamento in una lenta discesa verso la perdita di sé.

Perché è importante per me

La parte più inquietante di Shining non è il soprannaturale.

È il modo in cui il male trova spazio dentro qualcosa che esisteva già: la frustrazione, il senso di fallimento, la rabbia trattenuta, la paura di non essere più capaci di ricominciare.

L’Overlook non crea Jack dal nulla. Ne riconosce le crepe e le allarga.

È questo che rende il romanzo così potente. Il pericolo non arriva soltanto da fuori. Può nascere da ciò che abbiamo rimandato, nascosto o giustificato troppo a lungo, fino al momento in cui smettiamo di riuscire a governarlo.

King racconta anche una famiglia che cerca di restare unita mentre il luogo che dovrebbe proteggerla diventa una minaccia.

E ricorda che non tutte le case sono rifugi. Alcune custodiscono ciò che non abbiamo ancora avuto il coraggio di affrontare.

Scopri il legame con La casa del buio →

"Le fragilità non ci rendono pericolosi. Diventano pericolose quando smettiamo di riconoscerle.

Il buio raramente entra sfondando una porta. Più spesso trova una crepa già aperta e aspetta che smettiamo di sorvegliarla.

Jack arriva all’Overlook convinto che l’isolamento possa aiutarlo a ricominciare.

Ma stare lontani dagli altri non significa necessariamente stare più vicini a noi stessi. A volte il silenzio rende soltanto più forti le voci che avevamo imparato a coprire.

La vera prova non è non avere fragilità.

È riconoscerle prima che qualcun altro, o qualcosa, impari a usarle contro di noi."