Uomini senza donne
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Ferite e Rinascita

Uomini senza donne

di Haruki Murakami (2016) • 2 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Sette uomini attraversano l'assenza di una donna. Qualcuno è stato lasciato, qualcuno ha tradito o è stato tradito. Altri cercano di comprendere una perdita quando ormai è troppo tardi per fare le domande che contano. C'è chi si rifugia nella musica, chi nel lavoro, chi dentro una routine costruita con precisione per non incontrare più ciò che fa male. Le storie sono diverse, ma condividono la stessa condizione: il momento in cui un rapporto termina e l'uomo rimasto deve fare i conti non soltanto con l'assenza dell'altra persona, ma con la parte di sé che esisteva soltanto dentro quella relazione. Murakami intreccia quotidiano e fantastico, silenzi, automobili, bar, dischi e conversazioni apparentemente ordinarie. La realtà resta riconoscibile, ma si apre continuamente verso qualcosa di più incerto: un ricordo che cambia forma, un incontro inatteso, una presenza che sembra provenire da un luogo interiore più che dal mondo esterno.

Perché è importante per me

Il titolo potrebbe far pensare a un libro sulle donne.

In realtà parla soprattutto degli uomini e della difficoltà che spesso incontrano nel dare un nome a ciò che sentono.

Gli uomini di Murakami non sono necessariamente incapaci di amare. Sono persone che, per molto tempo, hanno creduto di poter tenere sotto controllo il dolore attraverso la distanza, il silenzio o la razionalità.

Poi una relazione finisce e quella costruzione comincia a cedere.

Mi interessa questo spazio preciso: ciò che resta quando viene meno una persona che aveva contribuito a definire il nostro modo di stare al mondo.

Non perdiamo soltanto qualcuno.

Perdiamo abitudini, parole, progetti, gesti quotidiani. A volte perdiamo perfino una versione di noi stessi che esisteva soltanto nello sguardo dell'altra persona.

È una forma di assenza difficile da spiegare, perché non coincide sempre con la solitudine. Si può continuare a lavorare, incontrare persone, riempire le giornate e, nonostante questo, avvertire che una parte della propria vita è rimasta ferma in un luogo al quale non è più possibile tornare.

"Le persone che se ne vanno non lasciano soltanto uno spazio vuoto. Portano con sé una parte di ciò che eravamo quando stavamo accanto a loro."