Come Dio comanda
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Scelte e Responsabilità

Come Dio comanda

Premio Strega 2007
di Niccolò Ammaniti (2006) • 4 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.
Rino Zena e suo figlio Cristiano vivono soli in una zona industriale del Nord-Est italiano, tra capannoni, strade, pioggia e periferie.

Cristiano ha tredici anni.

Sua madre se n’è andata quando era piccolo.

Rino è disoccupato, violento, beve, ha idee estremiste ed è sorvegliato dai servizi sociali, che potrebbero togliergli la custodia del figlio.

Eppure tra i due esiste un legame fortissimo.

Rino ama Cristiano.

Cristiano ama e ammira suo padre.

Ed è proprio questa la parte più difficile.

Perché Rino gli insegna anche la violenza, il culto della forza, la diffidenza verso gli altri e l’idea che il mondo sia diviso tra chi comanda e chi subisce.

Intorno a loro ci sono Danilo Aprea e Quattro Formaggi, due uomini altrettanto marginali e feriti.

I tre progettano di rapinare un bancomat.

Poi arriva una notte di tempesta.

E ciò che avrebbe dovuto essere un piano semplice precipita in una sequenza di eventi che cambia definitivamente le vite di tutti.

Perché è importante per me

La cosa che trovo più forte nel romanzo è il rapporto tra Rino e Cristiano.

Sarebbe molto più facile se Rino fosse semplicemente un cattivo padre.

Non lo è.

Ama suo figlio.

Lo vuole con sé.

Ha paura di perderlo.

Lo considera probabilmente la cosa più importante della propria vita.

E proprio per questo il romanzo diventa più scomodo.

Perché amare qualcuno non significa automaticamente sapere come volergli bene.

Possiamo trasmettere ai figli valori.

Ma anche paure.

Pregiudizi.

Rabbia.

Modi di reagire che abbiamo imparato prima ancora di renderci conto di averli imparati.

Rino pensa di preparare Cristiano alla durezza del mondo.

In realtà rischia di consegnargli proprio la stessa gabbia dalla quale lui non è mai riuscito a uscire.

È una domanda che trovo importante.

Quanto di ciò che trasmettiamo alle persone che amiamo nasce davvero da ciò che è meglio per loro e quanto, invece, dalla nostra storia?

Un padre può amare e fare male

È forse il punto centrale.

Rino non è privo di amore.

Ma l’amore non lo assolve.

Questa distinzione mi sembra fondamentale.

Abbiamo spesso bisogno di categorie semplici.

Buon padre.

Cattivo padre.

Brava persona.

Cattiva persona.

Ammaniti non concede questa comodità.

Rino può essere capace di tenerezza verso Cristiano e, nello stesso tempo, educarlo a una visione del mondo che gli farà male.

Comprendere il legame tra loro non significa cancellare la responsabilità dell’adulto.

Anzi.

La rende ancora più evidente.

Perché quando qualcuno dipende da noi, ciò che facciamo pesa più delle intenzioni con cui lo facciamo.

Cristiano

Cristiano guarda il padre con gli occhi di un figlio.

Rino è il suo riferimento.

La persona che gli spiega come funziona il mondo.

Questo significa che molte cose che per un adulto apparirebbero sbagliate, per lui sono semplicemente normali.

È forse uno degli aspetti più inquietanti della storia.

Da bambini non scegliamo il primo sistema di valori che riceviamo.

Lo impariamo.

Solo dopo, crescendo, possiamo cominciare a metterlo in discussione.

Ma farlo significa anche accettare che la persona che abbiamo amato e ammirato possa avere avuto torto.

E non è mai semplice.

Gli uomini ai margini

Rino, Danilo e Quattro Formaggi non sono uomini riusciti.

Hanno perso lavori.

Relazioni.

Equilibri.

Vivono ai margini di una società che sembra essersi dimenticata di loro.

Ma Ammaniti non utilizza l’emarginazione per assolverli.

È un’altra cosa che apprezzo.

Il contesto aiuta a comprendere.

Non elimina la responsabilità.

Possiamo riconoscere la povertà, la solitudine, il disagio e la disperazione che stanno dietro alcune scelte senza per questo considerare inevitabile ciò che quelle persone fanno.

È una distinzione che vale molto oltre questo romanzo.

La notte

Gran parte della storia converge in una notte di tempesta.

La pioggia sembra cancellare i confini.

I personaggi si muovono senza riuscire davvero a controllare ciò che sta accadendo.

Ed è lì che molte delle scelte precedenti presentano il conto.

Mi interessa questa idea.

Ci sono momenti nei quali un evento sembra improvviso.

Ma spesso quello che accade è stato preparato molto prima.

Da piccole decisioni.

Rinunce.

Errori lasciati crescere.

Responsabilità continuamente spostate in avanti.

Poi arriva una notte.

E tutto sembra accadere insieme.

Una riflessioneVoler bene a qualcuno non basta a proteggerlo dalle nostre ferite. La responsabilità comincia anche nel capire quali parti di noi non abbiamo il diritto di consegnargli come se fossero verità.

Ciò che mi rimane

Come Dio comanda è duro perché non permette di scegliere facilmente da che parte stare.

Ci sono persone che fanno cose terribili.

Ma non per questo smettono di essere persone.

Ci sono legami autentici che producono conseguenze distruttive.

C’è un padre che ama suo figlio e proprio per questo ci obbliga a distinguere tra amore e responsabilità.

Forse è ciò che mi rimane di più.

Non siamo responsabili soltanto di ciò che proviamo.

Siamo responsabili anche di quello che facciamo con ciò che proviamo.

Rino può amare Cristiano quanto vuole.

Ma Cristiano continuerà comunque a dover vivere dentro il mondo che suo padre gli ha insegnato a vedere.

Ed è qui che l’amore smette di essere soltanto sentimento.

Diventa responsabilità.

"Ed è qui che l’amore smette di essere soltanto sentimento. Diventa responsabilità."