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Lascia un commentoNon ti muovere
Leggi la bio dell'autoreViene trasportata in condizioni gravissime proprio nell’ospedale nel quale lavora suo padre, Timoteo, un chirurgo affermato.
Mentre la figlia è in sala operatoria, Timoteo rimane ad aspettare.
Ed è durante quell’attesa che comincia a raccontarle, in silenzio, una parte della propria vita che Angela non conosce.
Una storia rimasta nascosta per anni.
Prima della sua nascita, Timoteo aveva incontrato Italia, una donna povera e marginale, lontanissima dal mondo borghese nel quale viveva con la moglie Elsa.
Il loro rapporto nasce in modo brutale e disturbante e si trasforma progressivamente in un legame che porta Timoteo fuori dalla vita ordinata che aveva costruito.
Quello che racconta alla figlia non è però semplicemente il ricordo di un amore clandestino.
È una confessione.
Mentre aspetta di sapere se Angela sopravvivrà, Timoteo è costretto a guardare l’uomo che è stato senza le giustificazioni con cui, negli anni, aveva imparato a convivere.
Il romanzo, pubblicato da Mondadori nel 2001 e vincitore del Premio Strega nel 2002, è costruito proprio intorno a questo lungo monologo del padre alla figlia durante l’attesa dell’intervento.
Perché è importante per me
La parte che trovo più forte di Non ti muovere è che Timoteo non può modificare ciò che è accaduto.
Può soltanto raccontarlo.
E raccontarlo significa smettere, almeno per qualche ora, di proteggersi dall’immagine di sé che quel passato gli restituisce.
È una dinamica profondamente umana.
Costruiamo nel tempo una versione della nostra storia con la quale riusciamo a vivere.
Ricordiamo alcune cose.
Ne ridimensioniamo altre.
Troviamo spiegazioni.
Mettiamo distanza.
Poi può accadere qualcosa capace di rompere quell’equilibrio.
Per Timoteo è il corpo ferito della figlia.
Davanti alla possibilità di perderla, la vita ordinata che si era costruito non basta più.
E torna Italia.
Torna ciò che ha fatto.
Torna ciò che non ha fatto.
Tornano le persone che ha ferito e l’uomo che è stato con loro.
La memoria non serve a cambiare il passato.
Serve, qualche volta, a smettere di mentire sul significato che quel passato continua ad avere nel presente.
Italia
Italia è un personaggio che disturba.
Anche perché il suo rapporto con Timoteo nasce attraverso una violenza che non può essere cancellata da ciò che accadrà dopo.
Ed è importante non dimenticarlo.
Mazzantini non costruisce una storia d’amore pulita.
Parte da qualcosa che non lo è affatto.
Poi lascia che tra i due nasca un legame nel quale bisogno, desiderio, dipendenza e tenerezza diventano difficili da separare.
Questo rende Italia un personaggio doloroso.
Non è semplicemente la donna capace di liberare Timoteo dalla sua vita borghese.
È una persona che porta addosso fragilità e ferite e che finisce per occupare uno spazio nella vita di lui molto più grande di quanto entrambi avrebbero potuto immaginare.
Ed è proprio questa complessità a impedire al lettore di trasformare la storia in una facile giustificazione.
Comprendere ciò che lega due persone non significa assolvere tutto ciò che hanno fatto.
La vita che mostriamo e quella che conosciamo
Timoteo è un medico stimato.
Un marito.
Un padre.
Un uomo inserito perfettamente nel proprio ambiente.
Dall’esterno la sua vita è leggibile.
Dentro, molto meno.
È una cosa che torna spesso nei libri che mi interessano.
La distanza tra la persona che gli altri conoscono e quella che noi sappiamo di essere.
Naturalmente nessuno racconta tutto di sé.
Ma ci sono momenti nei quali quella distanza diventa così grande da richiedere un prezzo.
Timoteo ha costruito una vita nella quale il proprio passato sembra essere rimasto fuori.
Basta però una giornata perché tutto torni.
È forse anche questo che significa avere una storia.
Non soltanto ricordare ciò che abbiamo vissuto.
Sapere che ciò che abbiamo vissuto continua a partecipare, in qualche modo, alla persona che siamo diventati.
Il tempo della confessione
Mi colpisce che Timoteo riesca a raccontare quella storia proprio quando Angela non può rispondergli.
Parla a sua figlia mentre lei è incosciente.
Forse perché esistono verità che diventano più difficili quando davanti abbiamo gli occhi della persona alla quale dovremmo raccontarle.
Ma la confessione non sembra servire soltanto ad Angela.
Serve soprattutto a lui.
È arrivato a un punto nel quale non sa se avrà un’altra possibilità.
E allora finalmente guarda indietro.
Mi fa pensare a quante volte rimandiamo una parola, una spiegazione, una telefonata.
Come se il tempo fosse una risorsa della quale conosciamo la quantità.
Quasi mai è così.
Una riflessione
Il passato non cambia quando finalmente troviamo il coraggio di guardarlo. Può cambiare, però, il modo in cui decidiamo di assumercene la responsabilità.
"possiamo continuare a vivere dopo una ferita, ma non sempre possiamo tornare a essere esattamente quelli che eravamo prima."