Sanguina ancora
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Sanguina ancora

di Paolo Nori (2021) • 3 minuti di lettura
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Nasconde gli elementi secondari e conserva il punto raggiunto.

Tutto parte da Delitto e castigo.

Paolo Nori racconta di averlo scoperto da ragazzo e di esserne rimasto segnato in modo così profondo da chiedersi, molti anni dopo, perché quella ferita fosse ancora aperta.

Da quella domanda nasce Sanguina ancora.

Il libro attraversa la vita di Dostoevskij: gli esordi, il successo, l’arresto, la condanna a morte, la finta esecuzione, i lavori forzati in Siberia, la malattia, il gioco, i debiti, le relazioni e la scrittura. Ma non è una biografia lineare. Nori intreccia continuamente la vita dello scrittore russo con la propria esperienza di lettore, studioso e traduttore.

Entrano anche gli altri grandi nomi della letteratura russa, da Puškin a Gogol’, Turgenev e Tolstoj, perché raccontare Dostoevskij significa anche ricostruire il mondo culturale nel quale la sua scrittura è nata.

Perché è importante per me

Questo libro è stato importante perché mi ha permesso di conoscere Dostoevskij in un modo diverso.

Avevo già i romanzi. Avevo già i personaggi. Raskol’nikov, Myškin, l’uomo del sottosuolo. Con Nori ho iniziato a vedere meglio l’uomo che c’era dietro quelle pagine.

La condanna a morte. I minuti trascorsi credendo che la propria vita fosse finita. La Siberia. La povertà. L’epilessia. Il gioco. Le difficoltà economiche. La necessità, molte volte, di scrivere anche contro il tempo.

Conoscere questi passaggi non riduce i romanzi alla biografia. Non significa poter dire: “ha scritto questo perché gli è successo quello”. Sarebbe troppo semplice. Ma cambia il modo in cui alcune pagine vengono lette.

E poi, tra queste pagine sulla letteratura russa, è comparsa inaspettatamente Latina: Nori racconta del suo legame con Antonio Pennacchi e di come sia stato proprio Pennacchi a provocarlo e a spingerlo verso la scrittura di questo libro.

Conoscere l’uomo senza ridurre lo scrittore

È un equilibrio che trovo importante. Mi interessa conoscere la vita degli autori che amo. Ma non penso che un romanzo possa essere trasformato nella semplice conseguenza di ciò che l’autore ha vissuto.

La letteratura fa qualcosa di più complicato.

Un’esperienza personale entra nella scrittura, viene modificata, trasformata, mescolata con immaginazione, idee, paure, personaggi.

In Dostoevskij questo rapporto è particolarmente forte. Il carcere entra nei suoi libri. La fede. Il dubbio. La paura della morte. La colpa. La libertà. Ma non diventano mai una semplice autobiografia. Diventano domande. Ed è forse per questo che continuano a riguardarci.

Il filo narrativo: Nori → Dostoevskij → Pennacchi → Latina

Stavo leggendo un saggio su uno scrittore russo dell'Ottocento scritto da un autore emiliano, ed è ricomparsa la mia città. Nori riceve da Pennacchi la spinta a scrivere; attraverso la scrittura di Nori torno a Dostoevskij; e da Dostoevskij ritrovo il senso delle radici che legano i libri alla vita.

Non è un catalogo: è autobiografia attraverso le letture.

Una riflessionePossiamo tornare agli stessi libri dopo molti anni e scoprire che non avevano ancora finito di parlarci.